Tu apprezzi le tue risorse umane?

Tu apprezzi le tue risorse umane?

Tu apprezzi le tue risorse umane? Quando vado in nuove aziende ho sempre l’occhio rivolto sul come si comporta l’imprenditore verso le proprie risorse umane, per capire se apprezza ciò che ha.

Faccio questo perché come a scuola, dinanzi al prof, vogliamo tutti apparire bravi, poi quando il gatto non c’è i topi ballano.

Con questo voglio dirti che devi essere la stessa persona che sei quando vedi il professore, anche quando lui non c’è.

Per fare questo devi toglierti i panni di imprenditore e restare con i tuoi panni, perché in casa tu sei ciò che sei!

Tu apprezzi le tue risorse umane?

Perché devi capire che se non apprezzi il tuo organico per come è, loro non apprezzeranno la tua figura né di imprenditore né di persona.

Per apprezzare intendo ascoltatore le loro idee, rispettare il loro modo di essere, i loro ragionamenti, i loro suggerimenti.

Oltre a questo, anche dargli una pacca sulle spalle, fargli dei complimenti per il lavoro svolto(ogni persona ha il suo modo di sentirsi apprezzato).

Per essere apprezzato devi apprezzare e per fare questo devi capire le persone che sono il cuore pulsante della tua azienda di cosa hanno bisogno per sentirsi tali.

Per ottenere questo risultato devi iniziare a capire.

Scovare i loro bisogni di esseri umani, che sono diversi, perché è diversa la loro natura biologica.

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“Soluzioni perfette?”

Soluzioni perfette?

Per affrontare situazioni difficili spesso cerchiamo soluzioni perfette, ma questo il più delle volte o sempre ci fa ritrovare in una situazione di crisi.

Si esattamente, questo modo di trovare soluzioni ci rende impotenti perché in automatico vogliamo trovare la soluzione perfetta che non c’è,

quando possiamo trovare la semplice soluzione alla difficoltà.

Soluzioni perfette

Avere questo approccio ci mette nelle condizioni di andare contro il nostro modo di essere, il nostro modo di agire e reagire alla situazione, al contesto in cui ci troviamo.

Trovare la soluzione in modo naturale che rispecchi la nostra personalità,

è la soluzione migliore che possiamo trovare perché ci permette di essere risolutivi nella maniera e nel modo più produttivo che rispecchia il nostro modo di essere e di fare.

Le soluzioni le troviamo nella nostra autenticità, nella nostra espressione migliore di come siamo e del perché facciamo le cose in un determinato modo.

Il consiglio è:

non snaturiamoci per cercare la perfezione (in ogni ambito),

perché la perfezione sta direttamente nel risolvere i problemi nella maniera in cui noi diamo una risposta, uno stimolo, un’azione in base a come è la nostra natura biologica, il nostro temperamento.

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“Il conflitto”

il conflitto

Il conflitto?

Quante volte ti sarai chiesto perché continuo a scontrarmi con x o con y?

Il conflitto

Perché non riusciamo a comunicare, a entrare in sintonia?

Queste sono domande che tutti noi, una volta nella vita ci facciamo, perché sono domande alle quali, non conoscendo la matrice dell’origine dei comportamenti, non ci diamo una risposta.

E se la risposta e quindi la soluzione a tali quesiti siamo proprio noi?

Cosa voglio dirti con questo, che tutto parte dalle nostre percezioni e dalle percezioni che gli altri hanno di noi.

Questo è dovuto perché non si ha la conoscenza e non si riconoscono i driver che stimolano l’altro in tali comportamenti.

La conoscenza di questi driver ti permette di evitare conflitti involontari(generati dalle percezioni che creiamo e che gli altri creano) e di evitare di snaturarsi nel tentativo di compiacere, cosa che fa solo che danni,

visto che non ti permette di essere autentico. Conoscere la propria identità, la propria natura, ti permette molte volte di evitare conflitti, incomprensioni che non fanno altro che creare malessere nelle relazioni tra ruoli in un’organizzazione o in un team di lavoro.


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Cosa ci influenza?

cosa ci influenza

Cosa ci influenza? Ad influenzare il nostro comportamento, il nostro atteggiamento nell’agire sono spesso le supposizioni e verità percepite.

Magari conosciamo solo un granello di verità e questo ci basta per pensare di detenere la teoria globale.

Un atteggiamento del genere può provocare errori,scelte, decisioni, di frenare sensibilmente lo sviluppo di un’attività, questo ovviamente vale anche per aziende ed imprese.

Di fatto i risultati si successo dipendono da vari fattori, tra cui, da decisioni strategiche fino a quelle istintive, dove per la maggior parte delle volte i risultati ottenuti superano le aspettative.

Ma quindi cosa chiederci? Cosa ci influenza?

Esiste un metodo che porti sempre risultati positivi? La risposta sta nel vedere e applicare il famoso valore aggiunto, meglio ancora è ciò che non vediamo che consente ad una decisione di avere successo nel tempo.

Dunque, ogni volta che agiamo per ottenere un risultato lo facciamo partendo da una decisione.

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Chi ci impone le nostre regole di gioco

Chi ci impone le nostre regole di gioco

Chi ci impone le nostre regole di gioco?

Da questo titolo voglio porti queste domande:

chi detta le regole dei tuoi comportamenti?

La risposta potrebbe essere, quella più semplice, io!!! stai pensando…

Errore, perché la risposta corretta è il nostro, il tuo cervello!!!

Ognuno di noi te compreso, viene influenzato indipendentemente da competenze prese, ruolo sociale raggiunto, esperienze vissute, dalla propria struttura cerebrale, la quale ti ricordo è composta dal Diencefalo, Tronco Cerebrale, Neocorteccia, dove tutte e tre lavorano insieme, ma dove ognuno di esse detta le proprie regole.

Chi ci impone le nostre regole di gioco?

Adesso mi dirai, ma che vuol dire?

Vuol dire che devi imparare a conoscerti, imparare che non puoi cambiare i tuoi comportamenti, ma puoi adeguarti e adeguare i tuoi comportamenti alle esigenze o situazioni.

Vuol dire che non puoi essere un’altra persona, ma devi essere ciò che sei, sfruttando al meglio i tuoi punti di forza e limitando i tuoi punti deboli.

Questo vale sia nella tua sfera professionale che in quella privata, perché non ci sono due persone di te, ma ve ne è solamente una che adegua e gestisce i suoi comportamenti, il suo temperamento, a ciò che lo circonda e a chi lo circonda.

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Come sviluppi la cultura aziendale

Come sviluppi la cultura aziendale

Come sviluppi la cultura aziendale?

Per cultura aziendale intendo la cultura che si basa sui valori che devono essere il pilastro portante di ogni azienda.

Questo pilastro è composto da mission, vision.

Concetti dei quali se non comunicati nella maniera corretta, nessuna persona può percepirli o farli suoi, perché questi fanno sì che tutte le risorse siano parte integrante delle stesse aziende e non strumenti di lavoro.

Se li lasci scritti su di un foglio, questi valori verranno messi a conoscenza ma non applicati.

Se invece vuoi applicarli, allora devi iniziare a lavorare sulla fiducia.

Per questo è necessario che tu abbia fiducia nei tuoi collaboratori, come loro hanno fiducia in te.

Solo attraverso questo percorso, il tuo team di lavoro sposerà questi valori.

Ma come farlo? E come sviluppi la cultura aziendale?

Per creare questo matrimonio è necessario che tutto passi attraverso i comportamenti, perché solo attraverso questi la fiducia viene acquisita e data.

I comportamenti sono il canale con cui noi tutti comunichiamo, e con cui possiamo avvicinare o allontanare le persone.

Riconoscere e capire i propri comportamenti significa saper riconoscere e gestire quelli altrui, creando relazioni sempre più solide tra le parti, ma soprattutto lavorare attraverso sentimenti, emozioni e razionalità.

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Cosa ci aspetta oggi

Cosa ci aspetta oggi

Cosa ci aspetta oggi?

Con l’arrivo del covid 19 vi è stato un arresto totale dell’economia, della domanda e dell’offerta.

Cosa ci aspetta oggi?

Da poco siamo entrati nella famosa fase 2. quella della ripartenza, sì ma cosa è ripartito e cosa non è ripartito?

Lo scenario futuro e presente che chi ci attende e che, con l’arrivo di questa pandemia, chi ha creato un’attività o un impresa basata e fatta di competenze è ancora in vita,

viceversa chi ha costruito sull’improvvisazione non ha vita lunga, oppure dovrà necessariamente vedersi il tempo della propria ripartenza raddoppiare se non triplicare.

Questo perché il nuovo mercato che si affaccia alle nostre porte, è un mercato che chiede e cerca competenze, perché ha ed avrà esigenze specifiche, di domande specifiche,

che hanno la necessità di avere risposte precise per ottenere risultati specifici.

Queste richieste e queste domande saranno il nuovo sparti acque tra coloro(aziende, imprese, liberi professionisti) che,

basano il proprio operato sulla base di competenze acquisite a differenza di chi ha basato il loro fare sull’improvvisazione dovuta da esigenze, bisogno,circostanze richieste al momento.

La nascita di nuove visioni all’interno di nuovi scenari economici che ci aspetta e ci aspetteranno in futuro,

ci lanciano il messaggio che sostituire alle competenze l’improvvisazione, non porterà risultato perché le competenze acquisite nell’arco del tempo rimangono e creeranno qualità,

creeranno quel valore aggiunto che a differenza di chi ha improvvisato fino ad oggi non ha portato.

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Non mi sento a mio agio e quindi…

Non mi sento a mio agio

Non mi sento a mio agio …… Quante volte ti capita di sentirti in questa situazione?

E come mai?

Tutto parte dal nostro temperamento e dalla nostra personalità.

Cosa voglio dirti, che se sei una persona dinamica e fai un lavoro d’ufficio, cioè sedentario, sicuramente soffri,

come soffre chi è una persona precisa e razionale che lavora in un ambiente dinamico e caotico,

e chi ancora è una persona a cui piace socializzare, essere in contatto con le persone ma lavora fa un lavoro in solitudine.

Non mi sento a mio agio ….

Vedi, questa reazione dovuta al lavorare in ambiti che non rispecchiano la propria predisposizione naturale, creano nelle persone disagi noti come stress psicosociale da adattamento.

La conoscenza di tali predisposizioni (diverse da individuo a individuo) ti dà la possibilità di capire gli effetti che possiamo produrre o ricevere dall’ambiente e dal contesto.

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La mentalità chi te la può insegnare?

La mentalità chi te la può insegnare? Tempo indietro quando giocavo a rugby in serie B, un mio compagno di squadra nonché un mio carissimo amico mi disse questa frase:

“sai Rino, la differenza che vi è tra un giocatore di livello basso e uno di alto livello, non è tanto il fisico perché lo costruisci.

Non è tanto la tecnica perché l’acquisisci, ma è la mentalità che fa di un giocatore il suo spessore, la sua qualità”.

La mentalità nessuno te la può insegnare.

La mentalità la puoi costruire solamente tu.

Tu attraverso un percorso che ti mette a nudo, che ti fa partire da zero, lavorando suoi tuoi punti deboli, sulle tue debolezze, sia di persona che di giocatore.

Per costruire una mentalità da “campione”, devi essere disposto ad essere metodico, disciplinato.

Ma per fare ciò devi conoscerti, perché non tutti riescono ad arrivare a quel obiettivo, perché è dura.

Dura perché stai sfidando te stesso, perché sei tu contro te stesso, e da te stesso non puoi scappare.

Non sempre la verità su chi e come siamo realmente riusciamo ad accettarla, ma per ottenere il massimo da noi stessi, bisogna fare anche questo passo.

Questo ci fa capire, che la conoscenza di noi stessi è il primo passo da fare in qualunque percorso che vogliamo intraprendere per ottenere il meglio da e di noi.

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Il tallone d’Achille nelle aziende?

Il tallone d'Achille nelle aziende?

Qual’è il tallone d’Achille nelle aziende? Il tallone d’Achille in molte aziende è quello riguardante la gestione delle R.U(risorse umane), un tasto molto delicato su cui bisogna stare ben attenti sul da farsi.

Quando ti parlo di gestione delle risorse umane, intendo il saper evitare la nascita all’interno della tua azienda di:

discrepanze, discriminazioni, di invidie, di conflitti, di dare compiti e ruoli non idonei al candidato al quale hai pensato.

Ti dico questo perché è facile parlare di armonia, di fiducia, di sinergia, se non guardi la medaglia anche dal lato opposto.

Perché?

Perché se non anticipi la nascita delle problematiche che ti ho elencato prima, non puoi avere come conseguenza i concetti del benessere aziendale che ti ho appena riportato.

Per gestire i primi e far sbocciare i secondi, devi essere in grado di riconoscere, attraverso un metodo, nelle tue persone, quindi nel tuo organico, il tratto di temperamento, la personalità, i bisogni, i nutrienti, le caratteristiche ed i comportamenti.

Questo perché ti permetteranno di creare ed avere quell’equilibrio interno aziendale che apporterà all’intera organizzazione il benessere.

La voglia di collaborare, di fare, di produrre, di competere.

Di essere una grande ed unica squadra solida.

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