Quali sono i compiti del leader

Quali sono i compiti del leader

Quali sono i compiti del leader?

Questa figura che tanto ci mette in soggezione, a volte per quanti modi in cui viene descritta o narrata, rispecchia il suo operato nel suo modo di agire, di comportarsi verso il suo team, la sua organizzazione.

Per supportare questa figura è necessario mettere in campo degli elementi, ma l’elemento più incisivo su cui bisogna porre l’attenzione è l’elemento comunicativo, che comprende anche il compito, l’azione della delega.

La delega è uno degli strumenti più importanti su cui è necessario fare attenzione sulle modalità di essa, mi spiego meglio.

Ci siamo mai chiesti che tipo di delega affidare? Che tipo di controllo esercitare? Come sara il feedback?

IQuali sono i compiti del leader

mportante è che il leader conosca e sappia comunicare con che grado delegare il compito a chi di dovere.

Questo perché nella delega vi è un connubio tra bisogni e persone, che di conseguenza crea la miglior azione da parte del delegato di ottenere il massimo risultato sia professionale che personale nell’eseguire quel determinato compito.

Professionale perché gli è stato conferito dal leader, invece personale perché deve soddisfare il bisogno che lo stesso leader ha letto, riconosciuto, individuato nella sua persona attraverso la lettura dei driver.

Questa conoscenza, questo tipo di competenza (sociale/relazionale) porta nel grembo il miglioramento delle relazioni interne ed esterne aziendali, il miglioramento del benessere aziendale, portando come conseguenza la massima efficienza della produttività.

Ricorda sempre che il mercato, l’economia prima di essere tali, nascono dalla relazione, dalla comunione, comunicazione tra le parti.

Ecco che il saper riconoscer le opportunità, le criticità, le propensioni del singolo individuo e del collettivo, porta vantaggi competitivi e di qualità sia per la stessa azienda che per il suo organico.

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Noi e il futuro.

Noi e il futuro.

Noi e il futuro, cosa dobbiamo fare?

I processi produttivi, l’industrializzazione, le competenze, i mercati, sono perennemente in trasformazione.

Le nuove tecnologie, i robot, sono i nuovi strumenti su cui l’uomo punta ad evolversi nell’ambito del lavoro e non solo, per aumentare produttività e guadagni.

Allo stesso tempo però, gli stessi strumenti creati da noi, eliminano la nostra presenza sul mercato.

Questo ci fa capire che vi è la necessità di adeguarsi, ma come⁉️

Noi e il futuro. Bisogna adeguarsi alla nascita di nuove professioni, nuovi paradigmi.

Acquisendo nuove competenze che producano economia, che producano soluzioni ai nuovi fabbisogni che il mercato richiede e richiederà.

Perché il punto è e sarà :

lavorare non più sul COSA sappiamo fare, ma sul COME sappiamo farlo.

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“Soluzioni perfette?”

Soluzioni perfette?

Per affrontare situazioni difficili spesso cerchiamo soluzioni perfette, ma questo il più delle volte o sempre ci fa ritrovare in una situazione di crisi.

Si esattamente, questo modo di trovare soluzioni ci rende impotenti perché in automatico vogliamo trovare la soluzione perfetta che non c’è,

quando possiamo trovare la semplice soluzione alla difficoltà.

Soluzioni perfette

Avere questo approccio ci mette nelle condizioni di andare contro il nostro modo di essere, il nostro modo di agire e reagire alla situazione, al contesto in cui ci troviamo.

Trovare la soluzione in modo naturale che rispecchi la nostra personalità,

è la soluzione migliore che possiamo trovare perché ci permette di essere risolutivi nella maniera e nel modo più produttivo che rispecchia il nostro modo di essere e di fare.

Le soluzioni le troviamo nella nostra autenticità, nella nostra espressione migliore di come siamo e del perché facciamo le cose in un determinato modo.

Il consiglio è:

non snaturiamoci per cercare la perfezione (in ogni ambito),

perché la perfezione sta direttamente nel risolvere i problemi nella maniera in cui noi diamo una risposta, uno stimolo, un’azione in base a come è la nostra natura biologica, il nostro temperamento.

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“Le attitudini giuste?”

le attitudini giuste

“Le attitudini giuste?”

Ognuno di noi ha caratteristiche ben precise, con attitudini ben precise.

Questo significa che ognuno di noi, me compreso, da dei punti di forza innati che ci permettono di svolgere al meglio determinate attività, svolte sia all’orientamento professionale che personale.

Ma come possiamo riconoscerle o leggerle negli altri?

“Le attitudini giuste?”

Per poter leggere le attitudini altrui, bisogna fare un passo indietro, ossia,

bisogna partire dalla conoscenza di noi stessi per poi la conoscenza degli altri.

Questo processo parte dalla conoscenza, dalla preso di coscienza della nostra natura biologica, che è diversa per ognuno di noi,

ma che ci da la possibilità di conoscere i nostri driver e quelli altrui sulle forza innate che ciascuno di noi ha e che

, queste medesime forze hanno la capacità di poter limitare o agevolare le nostre prestazioni.

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Tu, il sarto ed il cliente. Cosa facciamo.

Tu, il sarto ed il cliente. Cosa facciamo.

Tu, il sarto ed il cliente e cosa facciamo?

Cosa devi fare quando fai una negoziazione, una vendita o una trattativa nella tua professione?

Si dice che ogni cosa che si fa, debba calzare a pennello per essere fatta nella maniera corretta e nel modo più produttivo.

Di fatto ogni qual volta che teniamo una trattativa, una negoziazione oppure una semplice vendita, la comunicazione che devi attuare è quella che rispecchia la personalità, il temperamento del nostro interlocutore, che è determinato dalla struttura cerebrale.

Tu, il sarto ed il cliente e cosa facciamo?

Come il sarto che ti fa il vestito su misura, che ti calza a pennello, anche tu nelle situazioni elencate prima , devi immedesimarti e metterti nei panni del sarto.

Si, devi diventare ed essere un sarto della tua comunicazione , perché devi applicare una sintonizzazione tale che calzi perfetta con il modo che ha il tuo interlocutore di esprimersi, apprendere e comprendere.

Questo ti permette di entrare a pieno contatto con la necessità del tuo probabile “cliente” e di acquisire le chiavi di accesso per aumentare la tua competitività.

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Cosa fa un vero leader ai nostri tempi

Cosa fa un vero leader ai nostri tempi

Cosa fa un vero leader realmente in ambito professionale ai tempi nostri per ottenere la fiducia da parte dei suoi collaboratori o team di lavoro?

Il vero leader ai nostri tempi non è chi ha un potere e lo esercita ma chi riesce ad ispirare delle persone.

Per ispirare delle persone è necessario essere ispirati, ma da cosa?

Ovviamente dalla propria missione e visione, che insieme creano seguaci che sposano gli stesi valori del leader.

Per applicare questo processo devi applicare una comunicazione efficace ed efficiente, che sappia rispettare le caratteristiche del temperamento dei seguaci, i quali di conseguenza hanno comportamenti specifici legati a temperamenti specifici.

Per comunicare in questa maniera devi saper leggere e capire il perché di questi comportamenti.

La matrice che ti consente di sintonizzarti col tuo team, con i tuoi collaboratori.

Capire l’origine dei comportamenti ti permette di capire in che modo comunicare, come comunicare con i tuoi seguaci, ma soprattutto sapere come apprendono e comprendono ciò che gli stai comunicando.

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La Parola

la parola

La Parola?

Le parole hanno due poteri: convertire e vendere.

Questo accade tutti i giorni ad ognuno di noi.

Ma la componente che lega questi due verbi è la comunicazione, sì perché questa, può essere produttiva o contro produttiva, tutto sta nel modo e nella forma in cui la applichiamo e la riceviamo.

Dico questo perché se comunichiamo nella maniera errata, produciamo incomprensioni che sono il risultato di una cattiva comunicazione, viceversa possiamo produrre aggregazione, comprensione tra le parti.

La Parola

L’importanza di saper essere in grado di sintonizzarci attraverso una buona comunicazione,

è data dalla conoscenza che noi abbiamo sul come apprende e comprende il nostro interlocutore (socio, partner, collaboratore, fornitore, client) attraverso la condivisione delle parole in cui entriamo in contatto in quella circostanza o situazione precisa.

Per ottenere questo risultato è necessario aumentare i nostri livelli di competitività sulla qualità e quantità della nostra comunicazione, quindi delle nostre parole.

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La sfida più importante? Coinvolgere e motivare….

La sfida più importante? Coinvolgere e motivare....

La sfida più importante? Coinvolgere e motivare…

Per poter vincere ogni sfida da quella più banale a quella più competitiva, esempio lo smart working in questo periodo, quindi dal passare da lavoro d’ufficio a lavorare da casa, farsi una ragione e sopravvivere in tempo di coronavirus,

bisogna vincere una sfida ancora più importante, cioè coinvolgere emotivamente le persone, che siano clienti, collaboratori o altro è importante renderli parte attiva, parte viva della nostra attività.

Quindi la domanda è ancora la stessa che pongo, come motivare le persone?

La sfida più importante? Coinvolgere e motivare…

Puoi motivare con degli incentivi, ma questi motivazioni, stimoli che arrivano dall’esterno, oppure puoi motivarli rendendoli parte viva della tua missione,

quindi della tua “rinascita” che ha bisogno di te e del tuo organico per tornare sul mercato.

Ecco questo è il lavoro che devi sviluppare insieme a loro attraverso la motivazione, ma per fare questo devi ispirare e come fai?

La sfida più importante? Coinvolgere e motivare…

La sfida più importante è coinvolgere e motivare soddisfacendo i loro bisogni e le loro “paure”, si esattamente, attraverso uno scopo ed un senso di appartenenza, che sono le uniche armi che puoi usare per unire te e loro nella ripartenza.

La sfida più importante? Coinvolgere e motivare….. di fatti se lavori di incentivi, lavori con strutture esterne, fredde, se invece lavori con lo scopo, allora le tue Risorse Umane lavoreranno con sacrificio ed impegno, superando le avversità perché ha scelto di farlo e non gli è stato imposto di farlo (incentivi).

La sfida più importante è quella di coinvolgere e motivare e quando sei in grado di ispirare i tuoi collaboratoti, questi sono in grado di creare “innovazione” e “valore aggiunto”.

Chi riesce a fare questo, sono e saranno quelle aziende che avranno sempre clienti più fedeli, quindi avranno sempre le forze e le basi per poter ripartire in qualsiasi difficoltà.

Chi riesce ad innovare riesce a cambiare anche settori economici, ecco che per fare ciò bisogna lavorare sulle “pianificazioni” coinvolgendo e motivando,

ma l’unico modo per farlo è quello di ispirare e per ispirare bisogna capire che il business come l’amore, l’istruzione, la crescita, non sono attività che hanno una fine, un tempo determinato,

ma sono attività che hanno un tempo indeterminato, senza una fine e senza una conclusione,

perché in questo processo parte della realizzazione non è solo quella da parte dell’imprenditore, ma anche la realizzazione di tutte le persone che fanno parte di questa missione.

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“Il conflitto”

il conflitto

Il conflitto?

Quante volte ti sarai chiesto perché continuo a scontrarmi con x o con y?

Il conflitto

Perché non riusciamo a comunicare, a entrare in sintonia?

Queste sono domande che tutti noi, una volta nella vita ci facciamo, perché sono domande alle quali, non conoscendo la matrice dell’origine dei comportamenti, non ci diamo una risposta.

E se la risposta e quindi la soluzione a tali quesiti siamo proprio noi?

Cosa voglio dirti con questo, che tutto parte dalle nostre percezioni e dalle percezioni che gli altri hanno di noi.

Questo è dovuto perché non si ha la conoscenza e non si riconoscono i driver che stimolano l’altro in tali comportamenti.

La conoscenza di questi driver ti permette di evitare conflitti involontari(generati dalle percezioni che creiamo e che gli altri creano) e di evitare di snaturarsi nel tentativo di compiacere, cosa che fa solo che danni,

visto che non ti permette di essere autentico. Conoscere la propria identità, la propria natura, ti permette molte volte di evitare conflitti, incomprensioni che non fanno altro che creare malessere nelle relazioni tra ruoli in un’organizzazione o in un team di lavoro.


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SE C’È FIDUCIA QUESTA NON VIENE TRADITA

SE C’È FIDUCIA QUESTA NON VIENE TRADITA

SE C’È FIDUCIA, QUESTA NON VIENE TRADITA?

Le organizzazioni diventano grandi perché le persone che ne fanno parte si sentono protette.

La forte presenza di una cultura comune crea senso di appartenenza e funziona come una rete di protezione.

Le persone lavorano con la consapevolezza di essere protette da chi comanda, dai colleghi e dall’ organizzazione nel suo complesso.

Ciò si traduce in comportamenti di reciprocità che rafforzano e tutelano gli interessi a lungo termine di tutta l’organizzazione.
È un circolo virtuoso.

SE C’È FIDUCIA, QUESTA NON VIENE TRADITA

La Fiducia genera passione quando ci sentiamo parte di qualcosa in cui crediamo, qualcosa che è più grande di noi.

Se non si ha fiducia nel fatto che un’azienda sia organizzata per promuovere il suo Perché, la passione tende a scemare.

Ed è qui che il circolo diventa vizioso.

Senza fiducia le persone inizieranno a lavorare solo per dovere e a preoccuparsi prevalentemente del proprio tornaconto.

Questo favorisce beghe, cordate interne e trame di potere che portano ad azioni capaci di dare risultati personali che spesso sono a scapito dell’azienda.

Perché avranno effetti solo a breve termine portando l’organizzazione a indebolirsi inesorabilmente.

L’unica strada è costruire un ambiente di lavoro in cui le persone si sentano protette e valorizzate.

Se si agisce così il personale lavora bene, i clienti sono soddisfatti, le cose funzionano al meglio.

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