Quali sono i compiti del leader

Quali sono i compiti del leader

Quali sono i compiti del leader?

Questa figura che tanto ci mette in soggezione, a volte per quanti modi in cui viene descritta o narrata, rispecchia il suo operato nel suo modo di agire, di comportarsi verso il suo team, la sua organizzazione.

Per supportare questa figura è necessario mettere in campo degli elementi, ma l’elemento più incisivo su cui bisogna porre l’attenzione è l’elemento comunicativo, che comprende anche il compito, l’azione della delega.

La delega è uno degli strumenti più importanti su cui è necessario fare attenzione sulle modalità di essa, mi spiego meglio.

Ci siamo mai chiesti che tipo di delega affidare? Che tipo di controllo esercitare? Come sara il feedback?

IQuali sono i compiti del leader

mportante è che il leader conosca e sappia comunicare con che grado delegare il compito a chi di dovere.

Questo perché nella delega vi è un connubio tra bisogni e persone, che di conseguenza crea la miglior azione da parte del delegato di ottenere il massimo risultato sia professionale che personale nell’eseguire quel determinato compito.

Professionale perché gli è stato conferito dal leader, invece personale perché deve soddisfare il bisogno che lo stesso leader ha letto, riconosciuto, individuato nella sua persona attraverso la lettura dei driver.

Questa conoscenza, questo tipo di competenza (sociale/relazionale) porta nel grembo il miglioramento delle relazioni interne ed esterne aziendali, il miglioramento del benessere aziendale, portando come conseguenza la massima efficienza della produttività.

Ricorda sempre che il mercato, l’economia prima di essere tali, nascono dalla relazione, dalla comunione, comunicazione tra le parti.

Ecco che il saper riconoscer le opportunità, le criticità, le propensioni del singolo individuo e del collettivo, porta vantaggi competitivi e di qualità sia per la stessa azienda che per il suo organico.

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“Le attitudini giuste?”

le attitudini giuste

“Le attitudini giuste?”

Ognuno di noi ha caratteristiche ben precise, con attitudini ben precise.

Questo significa che ognuno di noi, me compreso, da dei punti di forza innati che ci permettono di svolgere al meglio determinate attività, svolte sia all’orientamento professionale che personale.

Ma come possiamo riconoscerle o leggerle negli altri?

“Le attitudini giuste?”

Per poter leggere le attitudini altrui, bisogna fare un passo indietro, ossia,

bisogna partire dalla conoscenza di noi stessi per poi la conoscenza degli altri.

Questo processo parte dalla conoscenza, dalla preso di coscienza della nostra natura biologica, che è diversa per ognuno di noi,

ma che ci da la possibilità di conoscere i nostri driver e quelli altrui sulle forza innate che ciascuno di noi ha e che

, queste medesime forze hanno la capacità di poter limitare o agevolare le nostre prestazioni.

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Tu, il sarto ed il cliente. Cosa facciamo.

Tu, il sarto ed il cliente. Cosa facciamo.

Tu, il sarto ed il cliente e cosa facciamo?

Cosa devi fare quando fai una negoziazione, una vendita o una trattativa nella tua professione?

Si dice che ogni cosa che si fa, debba calzare a pennello per essere fatta nella maniera corretta e nel modo più produttivo.

Di fatto ogni qual volta che teniamo una trattativa, una negoziazione oppure una semplice vendita, la comunicazione che devi attuare è quella che rispecchia la personalità, il temperamento del nostro interlocutore, che è determinato dalla struttura cerebrale.

Tu, il sarto ed il cliente e cosa facciamo?

Come il sarto che ti fa il vestito su misura, che ti calza a pennello, anche tu nelle situazioni elencate prima , devi immedesimarti e metterti nei panni del sarto.

Si, devi diventare ed essere un sarto della tua comunicazione , perché devi applicare una sintonizzazione tale che calzi perfetta con il modo che ha il tuo interlocutore di esprimersi, apprendere e comprendere.

Questo ti permette di entrare a pieno contatto con la necessità del tuo probabile “cliente” e di acquisire le chiavi di accesso per aumentare la tua competitività.

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Cosa fa un vero leader ai nostri tempi

Cosa fa un vero leader ai nostri tempi

Cosa fa un vero leader realmente in ambito professionale ai tempi nostri per ottenere la fiducia da parte dei suoi collaboratori o team di lavoro?

Il vero leader ai nostri tempi non è chi ha un potere e lo esercita ma chi riesce ad ispirare delle persone.

Per ispirare delle persone è necessario essere ispirati, ma da cosa?

Ovviamente dalla propria missione e visione, che insieme creano seguaci che sposano gli stesi valori del leader.

Per applicare questo processo devi applicare una comunicazione efficace ed efficiente, che sappia rispettare le caratteristiche del temperamento dei seguaci, i quali di conseguenza hanno comportamenti specifici legati a temperamenti specifici.

Per comunicare in questa maniera devi saper leggere e capire il perché di questi comportamenti.

La matrice che ti consente di sintonizzarti col tuo team, con i tuoi collaboratori.

Capire l’origine dei comportamenti ti permette di capire in che modo comunicare, come comunicare con i tuoi seguaci, ma soprattutto sapere come apprendono e comprendono ciò che gli stai comunicando.

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La Parola

la parola

La Parola?

Le parole hanno due poteri: convertire e vendere.

Questo accade tutti i giorni ad ognuno di noi.

Ma la componente che lega questi due verbi è la comunicazione, sì perché questa, può essere produttiva o contro produttiva, tutto sta nel modo e nella forma in cui la applichiamo e la riceviamo.

Dico questo perché se comunichiamo nella maniera errata, produciamo incomprensioni che sono il risultato di una cattiva comunicazione, viceversa possiamo produrre aggregazione, comprensione tra le parti.

La Parola

L’importanza di saper essere in grado di sintonizzarci attraverso una buona comunicazione,

è data dalla conoscenza che noi abbiamo sul come apprende e comprende il nostro interlocutore (socio, partner, collaboratore, fornitore, client) attraverso la condivisione delle parole in cui entriamo in contatto in quella circostanza o situazione precisa.

Per ottenere questo risultato è necessario aumentare i nostri livelli di competitività sulla qualità e quantità della nostra comunicazione, quindi delle nostre parole.

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“Il conflitto”

il conflitto

Il conflitto?

Quante volte ti sarai chiesto perché continuo a scontrarmi con x o con y?

Il conflitto

Perché non riusciamo a comunicare, a entrare in sintonia?

Queste sono domande che tutti noi, una volta nella vita ci facciamo, perché sono domande alle quali, non conoscendo la matrice dell’origine dei comportamenti, non ci diamo una risposta.

E se la risposta e quindi la soluzione a tali quesiti siamo proprio noi?

Cosa voglio dirti con questo, che tutto parte dalle nostre percezioni e dalle percezioni che gli altri hanno di noi.

Questo è dovuto perché non si ha la conoscenza e non si riconoscono i driver che stimolano l’altro in tali comportamenti.

La conoscenza di questi driver ti permette di evitare conflitti involontari(generati dalle percezioni che creiamo e che gli altri creano) e di evitare di snaturarsi nel tentativo di compiacere, cosa che fa solo che danni,

visto che non ti permette di essere autentico. Conoscere la propria identità, la propria natura, ti permette molte volte di evitare conflitti, incomprensioni che non fanno altro che creare malessere nelle relazioni tra ruoli in un’organizzazione o in un team di lavoro.


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Cosa ci aspetta oggi

Cosa ci aspetta oggi

Cosa ci aspetta oggi?

Con l’arrivo del covid 19 vi è stato un arresto totale dell’economia, della domanda e dell’offerta.

Cosa ci aspetta oggi?

Da poco siamo entrati nella famosa fase 2. quella della ripartenza, sì ma cosa è ripartito e cosa non è ripartito?

Lo scenario futuro e presente che chi ci attende e che, con l’arrivo di questa pandemia, chi ha creato un’attività o un impresa basata e fatta di competenze è ancora in vita,

viceversa chi ha costruito sull’improvvisazione non ha vita lunga, oppure dovrà necessariamente vedersi il tempo della propria ripartenza raddoppiare se non triplicare.

Questo perché il nuovo mercato che si affaccia alle nostre porte, è un mercato che chiede e cerca competenze, perché ha ed avrà esigenze specifiche, di domande specifiche,

che hanno la necessità di avere risposte precise per ottenere risultati specifici.

Queste richieste e queste domande saranno il nuovo sparti acque tra coloro(aziende, imprese, liberi professionisti) che,

basano il proprio operato sulla base di competenze acquisite a differenza di chi ha basato il loro fare sull’improvvisazione dovuta da esigenze, bisogno,circostanze richieste al momento.

La nascita di nuove visioni all’interno di nuovi scenari economici che ci aspetta e ci aspetteranno in futuro,

ci lanciano il messaggio che sostituire alle competenze l’improvvisazione, non porterà risultato perché le competenze acquisite nell’arco del tempo rimangono e creeranno qualità,

creeranno quel valore aggiunto che a differenza di chi ha improvvisato fino ad oggi non ha portato.

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Amplifica il messaggio

amplifica il messaggio

Amplifica il messaggio? Quando un gruppo di persone si mobilita intorno ad uno scopo, possono accadere cose sorprendenti. Ispirare è fondamentale, certo, ma non basta.

Serve altro.

Serve amplificare il messaggio.

Sì esattamente, amplificare il messaggio attraverso una comunicazione mirata.

Ma mirata a cosa? Amplificare cosa?

Bisogna comunicare in modo mirato per arrivare all’attenzione del nostro interlocutore, attraverso l’amplificazione della nostra missione.

Amplifica il messaggio

Questo processo deve portare ad aggregare chi ci ascolta, a ciò che ci porta tutti i giorni a dare il meglio di noi, il perché…

Sappiamo che ogni azienda è un sistema gerarchico, basato sulla gerarchia di compiti e ruoli, e sapendo questo, per ottenere ciò che vogliamo ottenere(amplificazione),

dobbiamo comunicare in modo univoco immaginando di utilizzare un cono,

perché ciò che porta in se l’imprenditore deve essere comunicato e condiviso con tutte le risorse umane di cui l’azienda dispone.

Anche in presenza di un leader capace di ispirare, se non ci sono persone in grado di trasformare la visione in realtà, attraverso le proprie forze innate, le proprie attitudini, nelle migliori delle ipotesi regnerebbe l’inefficienza, alla peggiore invece, il fallimento sarebbe inevitabile.

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La mentalità chi te la può insegnare?

La mentalità chi te la può insegnare? Tempo indietro quando giocavo a rugby in serie B, un mio compagno di squadra nonché un mio carissimo amico mi disse questa frase:

“sai Rino, la differenza che vi è tra un giocatore di livello basso e uno di alto livello, non è tanto il fisico perché lo costruisci.

Non è tanto la tecnica perché l’acquisisci, ma è la mentalità che fa di un giocatore il suo spessore, la sua qualità”.

La mentalità nessuno te la può insegnare.

La mentalità la puoi costruire solamente tu.

Tu attraverso un percorso che ti mette a nudo, che ti fa partire da zero, lavorando suoi tuoi punti deboli, sulle tue debolezze, sia di persona che di giocatore.

Per costruire una mentalità da “campione”, devi essere disposto ad essere metodico, disciplinato.

Ma per fare ciò devi conoscerti, perché non tutti riescono ad arrivare a quel obiettivo, perché è dura.

Dura perché stai sfidando te stesso, perché sei tu contro te stesso, e da te stesso non puoi scappare.

Non sempre la verità su chi e come siamo realmente riusciamo ad accettarla, ma per ottenere il massimo da noi stessi, bisogna fare anche questo passo.

Questo ci fa capire, che la conoscenza di noi stessi è il primo passo da fare in qualunque percorso che vogliamo intraprendere per ottenere il meglio da e di noi.

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